TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



venerdì, 13 marzo 2009
 

"Amore mio, non ho parole per scrivere questa lettera... la sto scrivendo nel vuoto dello spazio. Forse al tuo ritorno non mi troverai. Allora questa lettera sarà per te il mio unico ricordo... La vita può davvero essere lunga. Com'è duro e lento per noi questo destino di morire soli. Come può un simile destino toccare a due esseri inseparabili? Cuccioli e infanti, quando ce lo siamo meritato? Tu hai meritato questo, angelo mio? Tutto continua come prima. Non so nulla. Sì, invece, so tutto... ogni giorno, ogni ora della tua vita mi appaiono chiari e distinti come in un delirio... Nel mio ultimo sogno ti compravo del cibo in un sordido ristorante d'albergo. Gli uomini intorno a me erano perfetti sconosciuti. Dopo averlo comprato, mi rendevo conto che non sapevo dove portarlo, perché non so dove sei... Quando mi sono svegliata ho detto a Sura: "Osia è morto". Io non lo so se tu vivi ancora, ma dopo quel sogno ho perduto ogni tua traccia. Non so dove ti trovi. Mi puoi sentire? Sai quanto ti amo? Non potrei mai dirti quanto ti amo. Neanche ora riesco. Parlo con te, solo con te. Tu mi sei sempre accanto, e io che sempre sono stata così dura e irascibile, e non ho mai saputo piangere semplici lacrime... ora io piango e piango e piango ancora... Sono io: Nadia. Dove sei tu?" (da una lettera di Nadežda Mandel'štam a Osip Mandel'štam, datata 22 ottobre 1938 e mai spedita: probabilmente il poeta, detenuto in un lager in Siberia, era già morto).

 

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Da quando ho letto questa pagina straziante, non faccio che ripeterla fra me e me, affascinato. È il modello purissimo della lettera d'amore. C'è la parola che parla e che parla (parlo con te, solo con te), e c'è la coscienza di quell'ineffabilità che rende l'amore così simile ad un'esperienza religiosa (Non ho parole... non potrei mai dirti quanto ti amo). C'è il non sapere, che dà angoscia (Non so nulla), e c'è il sapere: un sapere assoluto e totale, che dà quasi l'ebbrezza (Sì, invece, so tutto...). C'è quel senso atroce della solitudine che solo l'amore sa rivelare (questo destino di morire soli...) e insieme l'impossibilità di separarsi da colui che si ama: presenza irreale che diventa ossessione continua e febbrile (Parlo con te, solo con te. Tu mi sei sempre accanto). C'è la definizione di se stesso (Sono io: Nadia) in rapporto ad un tu, che solo potrebbe dare a quell'io una realtà: ma il tu non c'è, e la lettera d'amore finisce così col trasformarsi in un interrogativo disperato: Dove sei tu? – L'amore non è altro che questo: una domanda rivolta al vuoto, rivolta al nulla. "Io ti amo" significa, né più né meno, "Dove sei tu?".

postato da Tristano | 00:53 | commenti (5)
 

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Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
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