TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



mercoledì, 24 giugno 2009
 

La sistematica distorsione della verità, che è ormai diventata una delle caratteristiche più inquietanti del potere politico in Italia, si manifesta sul piano linguistico nella deformazione metodica dei termini più corretti ed appropriati. Che cosa c’è di meglio ad esempio, se si agisce al di fuori della morale (basta pensare a certi comportamenti non precisamente raccomandabili del nostro premier), che accusare gli avversari di ‘moralismo’? E se non si rispetta proprio scrupolosamente la giustizia (come sopra), è certo che coloro che avranno qualcosa da eccepire verranno bollati come dei ‘giustizialisti’. Inutile dire, poi, che chiunque oserà lamentarsi dell’eccessivo intervento delle gerarchie ecclesiastiche nella vita pubblica italiana verrà subito tacitato con l’infamante accusa di essere, invece che un laico, un ‘laicista’.

All’eclisse dei termini corretti – moralità, giustizia, laicità – corrisponde il trionfo di comportamenti che non solo tradiscono i valori significati da quei termini, ma che si autogiustificano deturpandoli e violentandoli: la moralità diventa così ‘moralismo’, la giustizia ‘giustizialismo’, la laicità ‘laicismo’.

postato da Tristano | 19:25 | commenti (2)
 

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Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
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